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È opportuno prendere atto dei cambiamenti in Cina per poterne trarre vantaggio. Comprendere il dinamismo della società non è un semplice esercizio accademico ma serve a scovare i settori e le attività dove le aziende italiane possono trovare redditizie partnership. La Cina sta tentando di uscire da una dimensione prevalentemente quantitativa della sua crescita. Si tratta di una necessità prima ancora che di una scelta. Il paese è infatti alla soglia della “middle income trap”, un’espressione coniata dalla Banca Mondiale che denota una posizione contemporaneamente soddisfacente e pericolosa. Ha luogo quando un paese, dopo uno sviluppo accelerato, raggiunge un reddito medio nella scala mondiale, orientativamente intorno ai 4.000 Usd pro-capite all’anno. La storia economica recente dimostra che il pericolo di stasi intorno a quel livello è reale e che per superarlo vanno messe in campo nuove politiche economiche. È ciò che in Cina è in atto, simbolizzato dalle decisioni del 12^ piano quinquennale 2011-2015. Il documento non è più minuzioso e cogente come nella tradizione sovietica; sarebbe inimmaginabile in una situazione dove l’economia di mercato produce più ricchezza di quella statale. È invece un prezioso strumento per analizzare la politica economica del paese. Ne traspare chiaramente la volontà di sofisticare l’impianto produttivo, sociale, ambientale. L’ambizione è coerente con la volontà di superare di slancio il pericolo della crescita moderata. È sostenuta dalla convinzione che un modello di sviluppo basato sul percorso risparmi-investimenti- export non sia più sufficiente a garantire gli spettacolari tassi di crescita ai quali la Cina ci ha abituato. Altri paesi stanno insidiando la sua supremazia nell’attrazione degli investimenti, offrendo anch’essi manodopera inesauribile e disciplinata, stabilità politica, facilitazioni fiscali. Su questa combinazione la Cina ha costruito il suo decollo. Ora non è più appropriato – anche per ragioni di prestigio internazionale – concentrarsi su produzioni di basso valore aggiunto e basso costo unitario. Il paese è sufficientemente attrezzato per promuovere il proprio percorso da una export led growth ad una domestic led growth. L’obiettivo è di dar fiato, dopo anni di compressione, al mercato interno. La formazione di una diffusa classe media consente di costruire un tessuto sociale più dinamico che faccia giustizia della tradizionale frugalità cinese. Inoltre gli acquisti di beni strumentali e gli investimenti saranno indirizzati verso un miglioramento complessivo dell’apparato produttivo. Ci sarà sempre meno spazio – almeno nelle più ricche città della costa – per i settori maturi. Un’attenzione inedita sarà posta sulla protezione ambientale e sul risparmio energetico, dopo decenni di trascuratezza e negligenza. Saranno infine aumentate le acquisizioni all’estero. Pur continuando ad essere il primo paese per ricezione di investimenti, la Cina si avvia a conquistare il primato anche nel flusso opposto. L’intendimento è di assicurarsi quanto le serve. L’approvvigionamento è cruciale per continuare a crescere.
Le indicazioni per le aziende italiane, portano a concludere che la Cina è un partner valido se si è in grado di assecondare le sue ambizioni. L’emersione della Cina dimostra che il paese richiede ciò che vuole, non ciò che si pensa abbia bisogno. Il primo insegnamento riguarda la tipologia delle importazioni, concentrate su 3 aspetti: materie prime, tecnologia sofisticata, lusso. Sono le 3 componenti delle quali il paese è deficitario e che inoltre servono al suo miglioramento. I margini merceologici si restringono: sono sempre di più i prodotti immessi direttamente sul mercato interno, non più dunque oggetto d’importazione. Quest’ultima invece si sta concentrando verso la tecnologia più sofisticata, oppure – secondo la stessa motivazione di reperimento della qualità – verso gli articoli di consumo che denotano prestigio. La seconda conclusione, ancora più importante, rileva che la Cina non è un mero mercato di esportazione per le aziende italiane. Investire nel paese è l’alternativa più praticabile, con studi che rilevano come sia ben più fruttuosa. Tuttavia, anche attrarre investimenti Cinesi in Italia o cedere dotazioni tecnologiche può rivelarsi efficace, se sorretto ovviamente da una lungimirante strategia aziendale. Pechino detiene le più alte riserve al mondo e parte di questa astronomica liquidità può essere impiegata in un ventaglio si soluzioni. Gli acquisti di titoli di stato in Euro rappresentano una diversificazione rispetto ai tradizionali acquisti di Treasury Bonds da Washington. In aggiunta, sempre più frequenti sono le acquisizioni di asset aziendali europei, secondo operazioni alcuni anni fa ritenute lesive della sovranità nazionale ma alle quali ora i governi europei si stanno rassegnando o convincendo.
Romeo Orlandi
Presidente del Comitato Scientifico Osservatorio Asia
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